“Sapevo che sarebbe andata così“, “lo avevo detto io…“, “non poteva finire diversamente!“, “è destino! Cosa posso farci?“
Quante volte è capitato di dire o ascoltare queste frasi?

In psicologia esiste un fenomeno mentale che viene chiamato “profezia che si autoavvera” secondo il quale le proprie credenze conducono al loro stesso compimento.
Nella seconda metà del Novecento Robert Rosenthal, professore di psicologia ad Harvard, provò a capire in che modo le aspettative di una persona potessero spingere altri a comportarsi esattamente in quel modo, avverando quell’aspettativa.
Rosenthal sottopose un gruppo di alunni di una scuola elementare californiana a un test di intelligenza, selezionando, arbitrariamente e in modo casuale senza rispettare l’esito e la graduatoria del test, un numero ristretto di bambini e informando gli insegnanti che si trattava di alunni molto intelligenti.
Il ricercatore, dopo un anno, ripassò nella scuola e verificò che i suoi selezionati, seppur scelti casualmente, avevano confermato in pieno le sue previsioni migliorando notevolmente il proprio rendimento scolastico fino a divenire i migliori della classe.
Perché accadde questo? Poiché gli insegnanti, convinti che quei bambini fossero i più intelligenti e quindi i migliori, cambiarono atteggiamento nei loro confronti, motivandoli maggiormente, premiandoli, stimolando in loro maggiore passione e interesse e avendo su di essi un’influenza sicuramente più positiva.
La profezia di Rosenthal, assolutamente falsa e basata sulla casualità, aveva però creato risultati reali, per l’appunto “autoavverandosi”.
Come questo fenomeno condiziona la nostra quotidianità?
Quando crediamo qualcosa di noi stessi, è più probabile che agiamo in modi che corrispondono alle nostre convinzioni, rafforzando così le nostre convinzioni iniziali e incoraggiando lo stesso comportamento.
Allo stesso modo, quando crediamo qualcosa degli altri, possiamo agire in modi che li incoraggiano a confermare le nostre ipotesi, rafforzando così le nostre convinzioni su di loro.
Facciamo degli esempi:
A livello individuale, quando una persona dubita costantemente della propria capacità di svolgere il proprio lavoro, può inavvertitamente autosabotarsi: poiché è sicuro che il suo lavoro è scadente, può dedicarci poco tempo e pochi sforzi o evitare di farlo del tutto. Ciò si tradurrà in minor pratica ed esperienza, fattori che renderanno il soggetto ancora meno competente, portandolo a nutrire ancora più dubbi su di sé e a un minore livello di autostima.
A livello di relazioni interpersonali quando intervengono le profezie possiamo identificare i punti seguenti:
- in primo luogo, nutriamo una credenza o una serie di credenze su noi stessi (sono una persona poco interessante che non sa stare con gli altri);
- queste credenze influenzano le nostre azioni nei confronti degli altri, (nelle occasioni sociali me ne sto sempre in disparte, silenzioso, con lo sguardo a terra);
- le nostre azioni nei confronti degli altri, modellate dalle nostre convinzioni su noi stessi, hanno un impatto sulle loro convinzioni su di noi (guardandomi taciturno e in disparte gli altri potrebbero pensare che sono un tipo chiuso e poco socievole);
- le loro convinzioni li spingeranno a comportarsi in modi coerenti con queste ultime, il che rafforzerà le nostre iniziali convinzioni su noi stessi (gli altri tenderanno ad evitarmi, e ciò confermerà la mia convinzione iniziale di persona “poco interessante”)
Questo succede perché tendiamo a selezionare persone, relazioni e contesti che vanno a confermare il giudizio che abbiamo di noi stessi e degli altri; ciò avviene per un estremo bisogno di coerenza e per mantenere integro il nostro senso di identità, anche quando mantenere certe convinzioni e mettere in atto certi comportamenti si rivela disfunzionale e fonte di malessere.
Nell’esempio fatto prima, se crediamo di non essere in grado di svolgere in modo efficiente un certo lavoro, potremo inconsciamente assumerci la responsabilità di un lavoro troppo grande e oneroso, che non possiamo effettivamente sostenere, andando quindi a confermare l’idea che abbiamo di noi, che è quella di non essere capaci.
Nel caso delle relazioni interpersonali, se crediamo di essere poco interessanti agli occhi degli altri, metteremo in atto tutta una serie di comportamenti inconsapevoli che andranno a confermare quello che noi pensiamo di noi stessi.


