Salute: verso una definizione integrata

“La salute è l’unica cosa che conta davvero”.

Ma quando parliamo di salute a cosa ci riferiamo nello specifico?

Genericamente si tende a pensare in modo automatico ed esclusivo alla salute fisica, nonostante la definizione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sia da più di 50 anni la seguente: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità”.

Dunque un concetto multidimensionale, che considera l’uomo oltre la sua dimensione puramente biologica e abbandona il concetto negativo di salute come assenza di malattia, aprendosi alla cura della persona e non al mero debellare la malattia.

Cura della persona nella sua totalità vuol dire mettere al centro l’individuo nel suo complesso, in un equilibrio tra il corpo, la psiche e l’ambiente circostante e non può prescindere dal benessere psichico, considerato non solo in termini di prevenzione di un “disturbo”, ma anche e soprattutto, di promozione della salute, focalizzandosi sulle risorse individuali e sulle strategie di coping che si muovono in direzione del benessere stesso.

Prendersi cura di sè, di quel “respiro” che ci consente di riconoscere ed esprimere noi stessi, di far fronte ai conflitti esistenziali che attraversiamo, di sentire che il nostro lavoro e il nostro esistere sono un contributo per la comunità, di sentirci appartenenti ad essa, permette di avvicinarci a quella visione di salute, dello “stare bene” che non include solamente i problemi di natura organica e quindi il corpo. Ma facciamo un passo indietro: da dove nasce questa discrepanza nel trattare in modo differente il corpo e la mente, dando priorità esclusiva alla prima?

Questa mancata visione sul mondo psichico nasce probabilmente dal fatto che la psicologia ha un grande svantaggio rispetto alla medicina: la medicina si occupa di qualcosa di visibile e oggettivo, appunto il corpo umano; la psicologia, al contrario, si interessa di qualcosa che è apparentemente invisibile, impalpabile e cioè la psiche (per gli antichi greci la “psyché era l’anima ed il “respiro vitale”). Sembra davvero essersi diffusa e consolidata l’opinione che un adulto responsabile debba quasi “dimenticare” sé stesso, evitando di mettersi in ascolto dei propri bisogni ed emozioni, per dedicare ogni suo sforzo al soddisfacimento dei bisogni lavorativi e all’adempimento dei più svariati doveri, a discapito della dimensione psichica.

L’isolamento e il senso di precarietà che ciascuno di noi ha sperimentato durante i vari lockdown nel periodo pandemico, hanno risvegliato le coscienze rispetto all’importanza che ha la dimensione psichica nella definizione del concetto di salute, che ora più che mai, chiede di essere riconosciuta e legittimata come parte integrante del nostro benessere individuale.

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