Intorno al concetto di salute mentale ci sono ancora tanti stereotipi.
Spesso chi soffre di un disagio/disturbo psicologico è percepito come debole, vulnerabile, diverso: anche quando il malessere impatta significativamente e in modo evidente sulla capacità di far fronte alle esigenze della vita quotidiana e di entrare in relazione con gli altri, per paura di essere giudicati, non si chiede aiuto.
Cosa diranno di me se sapessero che vado da uno psicologo? Penseranno che sono forse un debole e non sono capace di affrontare le difficoltà da solo?”
Eppure le persone nel corso della loro vita transitano continuamente da uno stato di benessere ad uno di malessere e viceversa; ciascuno di noi è chiamato ad affrontare dei momenti di forte cambiamento e il modo in cui questi vengono affrontati incide fortemente sullo sviluppo futuro.
Questo tema è stato affrontato da diversi autori come ad esempio Erik Erikson (1902-1994), il quale ha suddiviso l’intero arco della vita in otto differenti stadi, ciascuno associabile ad una precisa e critica fase dello sviluppo della personalità.
Nella sua teoria ogni fase di sviluppo si basa sulla fase precedente e pone le basi per quelle future; il passaggio da una fase all’altra è inoltre caratterizzato da un “conflitto” o “crisi” che funge da punto focale per la fase successiva.
Erikson aveva quindi individuato nel concetto di crisi il motore dello sviluppo umano.
Le crisi possono sia attivare che bloccare le nostre risorse, inibendo la capacità di agire consapevolmente ed in linea con i nostri bisogni: pensiamo ad esempio all’inizio della pubertà o della prima età adulta, in cui nuove richieste e nuovi compiti evolutivi possono mettere in crisi l’identità preesistente.
Come ci mettiamo in discussione senza perdere la bussola di noi stessi?
Rispetto a questi nuovi compiti ci si può sentire disorientati e questo crea terreno fertile per l’innescarsi di situazioni di disagio o di disturbo psicologico.
Se il disagio è uno stato di sofferenza connesso a difficoltà di varia natura tale da compromettere la serenità interiore in assenza di sintomi specifici, nel disturbo tale malessere raggiunge livelli di intensità più elevati e si accompagna a sintomi clinici e alterazioni del comportamento e del pensiero.
E quindi come può aiutarti lo psicologo?
Ed è qui che entra in gioco lo psicologo: un esperto può sostenerti in questo percorso perchè può avvalersi della conoscenza dei processi mentali, emotivi e comportamentali e di come questi entrano in relazione, in un’ottica orientata alla salutogenesi.
Questo concetto è stato introdotto da Aaron Antonovsky (1923,1994), un sociologo della salute che ha proposto un modello in cui salute e malattia non sono due condizioni che si escludono a vicenda, bensì segnano i punti terminali di due poli opposti su un unico continuum; un continuum tra salute e malattia, all’interno del quale ogni individuo si può collocare in un determinato momento con la possibilità di attivare risorse ed opportunità per favorire lo spostamento verso il polo della salute e del benessere , e assolvere più pienamente alle sfide che quel momento di vita gli pone davanti.
Lo psicologo è dunque chiamato ad abilitare e riabilitare la persona ad utilizzare le risorse, le abilità e le potenzialità che possiede, accompagnandolo ad esplorare il significato che quel comportamento/pensiero che provoca sofferenza ha in quella fase di vita, non semplicemente rimuovendolo con ogni mezzo possibile, ma capendo la funzione adattiva che svolge.
Una crisi psicologica può rappresentare una preziosissima ed importante fase trasformativa: nel momento in cui si cerca di comprendere, di riflettere e di elaborare quanto sta accadendo, una crisi può aiutare gradualmente la persona a conoscersi meglio, a crescere e a scoprire dentro di sè nuove risorse e nuove capacità esistenziali.



